Sassi Neri

Per raggiungere la mia scuola bisogna attraversare tante stagioni. Molte più di quelle che conosci tu. In alcune il caldo è penetrante, il freddo asfissiante, la luna è opprimente. Si indossano abiti di corpi necessari, si mettono ai piedi folate di vento, e quando non ci sei colate di cemento. In tutte, però, la terra risponde coi tuoi fiori al dolore. 

 “In prima e in seconda elementare si adottano soprattutto i quadernoni A4 a quadretti oppure a righe per l’italiano (Rigatura A). Questi ultimi hanno un margine rosso e una struttura a “binario”: spazi ampi delimitati da righe guida, ideali per insegnare al bambino il corretto posizionamento delle lettere.” 

Avere sette anni da trentotto anni è una pagina di quaderno per parole esiliate, senza gambe, senza pance. Un tema racconta la tua estate che non saprò mai continuare.

Se potessi ancora camminarti accanto, prendere un caffè in tutte le stazioni del mondo, pagare a prezzo pieno ogni saluto, lasciarsi mance misere di sorrisi agli angoli della bocca. Scegliere sempre la stessa direzione, sentire la tua mano che mi scalda il petto quando ci sorprende il ghiaccio. Se potessi ancora dirti ma quanto sei alto!. Se si potesse insegnare alla terra a seppellirci al contrario. 

“Le ofioliti (dal greco óphis, “serpente“, e líthos, “pietra“) sono porzioni dell’antico fondale oceanico e del mantello terrestre sottostante. La serpentinite, talvolta lucida o liscia al tatto, presenta striature e venature scure dovute alla serpentinizzazione e alle immani pressioni e deformazioni subite in profondità.” 
 
(Ti prego, prova a concentrarti.)
Via delle Terre Bianche, e poi Sassi Neri. (Non allontanarti da casa. Sai dove abiti?
Dov’è casa tua?
Sei troppo piccola per ricordare?
O troppo grande per dimenticare?)
 

Mi è così familiare questa mancanza di ispirazione. Così abituale, oramai, la disabitudine alla penna, l’ostilità del foglio. Così abituale la disabitudine. Questi titoli provvisori che metto ai miei ragionamenti, ai miei sentimenti, ai miei spasmi. Questi appunti che mi conficco nelle tempie. Paginette e paginette di mutina. Non è la mano che scrive: è la parola che la svuota. 

Ho saltato molte lezioni di matematica e geometria, ma dagli insegnamenti dei miei maestri mi è parso di capire questo: “Mentre una curva geometrica liscia e regolare è prevedibile (tracciabile senza staccare la mano), la continuità violata lascia cicatrici geometriche profonde: ogni salto della funzione spezza l’armonia del tracciato e impone nuove e imprevedibili frontiere allo spazio.” 
 
Ed è per questo che molti staccano la mano.
“Cosa vuoi fare da grande?” “Non lo so, qualcosa che abbia a che fare con le parole.” “Tutto ha a che fare con le parole.”
“E allora qualcosa che abbia a che fare con tutto.”

(Ottobre 1989)
 

Abbiamo fatto la maturità. E ora abbiamo cuori che deformano con gli occhi foglie, cartacce, macchie, buchi nell’asfalto, per ritrovarci altri cuori, per parlare coi morti, sorridendo al nulla che ci prende in ostaggio, per il desiderio di pensare
mi sta pensando,
per il desiderio di morire di
non se n’è mai andato.
Me lo hai mandato tu, questo cuore? E questo cuore mio, questo cuore vivo, dove trova la strada per arrivare?

Tutte le parole sono di Luciana Manco
Tutte le fotografie sono di Antonio Viscido

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